Il diritto all’oblio è uno dei diritti più riconosciuti dal pubblico generale ma anche uno dei meno compresi nella sua applicazione concreta. In Italia, dopo dieci anni dalla sentenza Google Spain (CGUE, maggio 2014) e otto anni di applicazione del GDPR, il diritto all’oblio è oggi disciplinato dall’Art. 17 del Regolamento e da un’ampia giurisprudenza italiana ed europea. Il Garante per la Protezione dei Dati pubblica regolarmente provvedimenti che precisano i contorni del diritto, in particolare per quanto riguarda l’equilibrio con il diritto di cronaca.
Questa guida pratica spiega cosa potete chiedere, a chi rivolgervi, come formulare la richiesta, e cosa fare se viene rifiutata. Si rivolge sia ai privati che vogliono esercitare il proprio diritto all’oblio, sia ai titolari di trattamento (siti web, motori di ricerca, editori) che ricevono richieste e devono valutarle. Per chi vuole gli aspetti più ampi della protezione dei dati, veda GDPR: chi è veramente coinvolto?.
Cosa significa “diritto all’oblio” nel 2026
Il termine “diritto all’oblio” copre in realtà due diritti distinti, anche se collegati:
1. Diritto alla cancellazione (Art. 17 GDPR). È il diritto di chiedere al titolare del trattamento di cancellare i propri dati personali in alcune ipotesi specifiche:
- I dati non sono più necessari rispetto alle finalità per cui sono stati raccolti
- L’interessato revoca il consenso e non sussiste altro fondamento giuridico
- L’interessato si oppone al trattamento e non sussistono motivi legittimi prevalenti
- I dati sono stati trattati illecitamente
- La cancellazione è richiesta per adempiere un obbligo di legge
- I dati riguardano un minore e sono stati raccolti relativamente a un servizio della società dell’informazione
2. Diritto di deindicizzazione (giurisprudenza Google Spain). È il diritto di chiedere a un motore di ricerca di rimuovere i link a pagine web contenenti dati personali dal risultato di ricerche basate sul proprio nome. La pagina originale resta online (il motore di ricerca non è in grado di cancellare il contenuto altrui), ma diventa molto meno accessibile.
I due diritti sono complementari ma si esercitano nei confronti di soggetti diversi:
- Cancellazione: contro il titolare che gestisce il sito/database (es. un giornale, un forum, un’azienda)
- Deindicizzazione: contro il motore di ricerca (Google, Bing, DuckDuckGo, ecc.)
I limiti del diritto: l’equilibrio con la libertà d’informazione
Il diritto all’oblio non è assoluto. L’Art. 17.3 GDPR prevede esplicitamente eccezioni:
- Libertà di espressione e d’informazione: i giornalisti possono mantenere online articoli di interesse pubblico anche quando contengono dati personali
- Obblighi legali: se la legge impone di conservare i dati (es. archivi pubblici, sentenze, fatture per finalità fiscali)
- Interesse pubblico nel settore della sanità pubblica
- Archiviazione, ricerca scientifica o storica, statistica
- Accertamento, esercizio o difesa di un diritto in sede giudiziaria
In Italia, la giurisprudenza ha precisato i criteri di bilanciamento. La Corte di Cassazione (sentenza n. 9147/2020 e successive) e il Garante hanno elaborato una serie di parametri:
- Notorietà dell’interessato: una persona pubblica ha minore tutela del diritto all’oblio sui fatti relativi al suo ruolo pubblico
- Attualità della notizia: vecchi articoli su fatti remoti hanno meno valore informativo
- Gravità del fatto raccontato: condanne penali archiviate o riabilitate possono essere oggetto di richiesta di oblio
- Verità e accuratezza dell’informazione: notizie inesatte o non aggiornate possono essere rimosse o aggiornate
- Identità tra l’interessato attuale e la persona della notizia: se la persona è cambiata radicalmente (riabilitazione, redenzione)
Come esercitare il diritto contro un sito o un’azienda
Step 1 — Identificare il titolare del trattamento. Si trova in genere nell’informativa privacy del sito o nelle note legali. Per i siti italiani, devono indicare ragione sociale, sede, contatti.
Step 2 — Formulare la richiesta scritta. Per email o lettera raccomandata. La richiesta deve:
- Identificare l’interessato (nome, cognome, eventuali altri dati per verificare l’identità)
- Specificare i dati o l’articolo da cancellare (URL, contesto)
- Motivare la richiesta (rinvio all’Art. 17 GDPR e indicazione del fondamento: non più necessari, opposizione, ecc.)
- Indicare un termine per la risposta (un mese ai sensi del GDPR, prorogabile a tre mesi in casi complessi)
Step 3 — Aspettare la risposta. Il titolare ha un mese per:
- Cancellare i dati e confermare
- Rifiutare motivatamente la richiesta (es. interesse pubblico prevalente, obbligo legale di conservazione)
- Chiedere informazioni aggiuntive per verificare l’identità
Step 4 — Reclamo al Garante se rifiutata. Se la risposta è negativa o assente, si può presentare reclamo al Garante via il modulo online (gpdp.it). Il Garante può aprire un’istruttoria e, se trova fondata la richiesta, ordinare al titolare di cancellare i dati. Le sanzioni in caso di mancato adempimento sono previste dal GDPR.
Step 5 — Ricorso giurisdizionale. In alternativa o successivamente al reclamo al Garante, si può adire il giudice ordinario (Tribunale civile competente) per ottenere un provvedimento di cancellazione e l’eventuale risarcimento del danno.
Per un quadro generale dei diritti dell’interessato, veda Informativa sulla Privacy: elementi obbligatori.
Come deindicizzare da Google: la procedura
Google mette a disposizione un modulo dedicato alle richieste di deindicizzazione per residenti UE: cercare “Google rimozione contenuti GDPR” o accedere direttamente al “Modulo per la rimozione di contenuti dei risultati di ricerca”. La procedura:
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Compilare il modulo Google: indicare i risultati di ricerca da rimuovere (URL specifici), il termine di ricerca usato per trovarli (in genere il proprio nome), la motivazione.
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Google valuta la richiesta: tempi tipici 2-6 settimane. Google considera vari fattori (notorietà dell’interessato, ruolo pubblico, gravità della notizia, attualità). Pubblica statistiche trimestrali sulle richieste accettate/rifiutate.
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In caso di accoglimento: il link non appare più nei risultati per quel termine di ricerca specifico in Europa (la pagina può ancora essere trovata da utenti fuori UE o cercando con altri termini).
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In caso di rifiuto: si può:
- Riformulare la richiesta con motivazioni più solide
- Presentare reclamo al Garante (gpdp.it)
- Ricorso al giudice ordinario
Gli stessi passi si applicano per gli altri motori di ricerca (Bing, DuckDuckGo, Yandex), con moduli dedicati.
Casi tipici in Italia
Caso 1 — Vecchio articolo di cronaca. Una persona è stata oggetto di un articolo di cronaca giudiziaria per un fatto risalente, successivamente archiviato o per cui è stata assolta. Vorrebbe che l’articolo non appaia più in Google quando qualcuno cerca il suo nome.
Valutazione tipica:
- Articolo accurato e di interesse pubblico al momento della pubblicazione: l’editore può conservarlo online
- Persona non pubblica: probabile accoglimento della deindicizzazione (l’articolo resta online ma non appare cercando il nome)
- Eventuale aggiornamento dell’articolo: il giornale può essere tenuto ad aggiornare l’articolo per riflettere l’esito (assoluzione, archiviazione)
Caso 2 — Foto vecchia pubblicata su un sito senza consenso recente. Una persona ha autorizzato la pubblicazione di una propria foto su un sito 10 anni fa, oggi vuole che venga rimossa.
Valutazione tipica:
- Se la base giuridica era il consenso, l’interessato può revocarlo in qualsiasi momento
- Il titolare deve cancellare la foto salvo motivi legittimi prevalenti
- Sanzione possibile in caso di rifiuto ingiustificato
Caso 3 — Profilo professionale obsoleto. Una persona compare in vecchi profili professionali su LinkedIn, Glassdoor, o database B2B con informazioni non più attuali.
Valutazione:
- L’interessato può chiedere aggiornamento (Art. 16 GDPR) o cancellazione
- I siti B2B (lead generation) hanno spesso difficoltà a giustificare la conservazione di dati non aggiornati
Caso 4 — Recensione negativa su Trustpilot, Google Maps, TripAdvisor. Un cliente ha pubblicato una recensione negativa che il commerciante vuole far rimuovere.
Valutazione complessa:
- La recensione veicola un’opinione, non un dato personale dell’interessato (il commerciante)
- Se la recensione contiene informazioni false e diffamatorie, si può procedere per via giurisdizionale (diffamazione)
- La sola insoddisfazione del commerciante non costituisce base per la cancellazione
Diritto all’oblio e dati pubblici online
Una specificità italiana: le sentenze e le delibere amministrative sono pubblicate sui siti istituzionali (gazzettaufficiale.it, siti delle amministrazioni). Possono contenere dati personali (nomi delle parti, fatti).
La regola: il principio di pubblicità degli atti pubblici prevale in genere sul diritto all’oblio, ma con bilanciamenti specifici:
- Dopo un certo tempo, gli atti possono essere depubblicati o anonimizzati
- Per gli atti giudiziari, la conservazione è in genere richiesta a fini storici/giuridici
- L’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) ha emanato linee guida sulla pubblicazione di documenti contenenti dati personali sul web
Per i titolari di siti: come gestire le richieste
Se siete un titolare di trattamento (editore di un sito, gestore di un forum, azienda con database clienti), riceverete probabilmente richieste di oblio. Buone pratiche:
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Procedura interna: chi riceve la richiesta, chi la valuta, chi risponde, in quanto tempo (il GDPR impone un mese)
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Modello di risposta: per richieste accolte e rifiutate. Le risposte motivate sono richieste dal GDPR.
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Documentazione: conservare le richieste ricevute e le risposte date. Sono parte della prova di accountability.
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Bilanciamento: per le richieste contestate, applicare i criteri di bilanciamento giurisprudenziali (notorietà, interesse pubblico, attualità, gravità). In casi complessi, consultare un DPO o un avvocato specializzato.
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Aggiornamento, non solo cancellazione: in molti casi, aggiornare l’informazione (es. aggiungere una nota sull’assoluzione) può essere una soluzione che bilancia diritto all’oblio e libertà d’informazione.
FAQ
Posso chiedere a Google di rimuovere tutti i risultati per il mio nome? No. Google rimuove risultati specifici (URL) ritenuti pertinenti ai criteri di bilanciamento. Una richiesta generica viene rifiutata. Bisogna identificare i singoli risultati problematici e motivare per ciascuno.
Quanto costa esercitare il diritto all’oblio? È gratuito. Il GDPR (Art. 12.5) vieta al titolare di chiedere un pagamento per l’esercizio dei diritti, salvo richieste manifestamente infondate o eccessive. Il reclamo al Garante è gratuito. Il ricorso giurisdizionale comporta costi processuali e onorari di avvocato.
Quanto tempo serve per ottenere la cancellazione?
- Risposta del titolare: un mese (Art. 12.3 GDPR), prorogabile a tre mesi
- Risposta di Google: 2-6 settimane in genere
- Reclamo al Garante: variabile, da pochi mesi a un anno per casi complessi
- Ricorso giurisdizionale: 1-3 anni
Cosa fare se l’editore italiano rifiuta?
- Reclamo al Garante (gpdp.it) — gratuito, durata media 6-12 mesi
- Ricorso al giudice ordinario in alternativa
- Per i contenuti su piattaforme estere, eventuale procedura nel paese dove si trova la piattaforma
Il diritto all’oblio si applica anche dopo la morte? In Italia sì, con limiti. L’Art. 2-terdecies del Codice Privacy regola l’esercizio dei diritti relativi a persona deceduta. Eredi e persone aventi un interesse proprio possono esercitare alcuni diritti, salvo divieto espresso dell’interessato in vita.
Posso usare il diritto all’oblio per cancellare un debito o un cattivo pagamento? No, salvo eccezioni. I dati nei sistemi di informazione creditizia (CRIF, ecc.) sono conservati per termini specifici (in genere 1-3 anni dopo la regolarizzazione). Le richieste di cancellazione anticipata vengono in genere respinte per l’interesse legittimo dei creditori a valutare l’affidabilità creditizia.
Articolo aggiornato il 1 giugno 2026. I riferimenti citati sono al GDPR (Reg. UE 2016/679), al Codice Privacy (D.Lgs. 196/2003) e alla giurisprudenza italiana ed europea (CGUE Google Spain, Cassazione n. 9147/2020 e successive).